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Conoscere l’altro per costruire il futuro

mostra dedicata alla cultura maliana e alla memoria di Bakari Sako

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Conoscere l’altro per costruire il futuro: le classi 4ª BSC e 5ª BSC alla mostra dedicata alla cultura maliana e alla memoria di Bakari Sako
Una mattinata di cultura, memoria e riflessione per gli studenti, chiamati a confrontarsi con il valore dell’inclusione, del dialogo interculturale e del rispetto delle differenze.
Ci sono esperienze didattiche che proseguono ben oltre il tempo di una visita e che diventano occasioni per interrogarsi sul presente, sulla società nella quale viviamo e sul ruolo che ciascuno può assumere nella costruzione di una comunità più giusta e inclusiva.
È con questo spirito che, nella mattinata di martedì 6 ottobre 2026, le classi 4ª BSC e 5ª BSC hanno partecipato alla giornata inaugurale della mostra dedicata alla cultura maliana e alla memoria di Bakari Sako, allestita presso il Salone di rappresentanza del Palazzo del Governo – Provincia di Taranto.
L’iniziativa, promossa e co-organizzata dalla Provincia di Taranto con l’Associazione “Amici dei Musei Greci e Messapi”, propone un percorso di conoscenza della storia, delle tradizioni e delle espressioni culturali del Mali e nasce con una particolare attenzione alle giovani generazioni.
Al centro della giornata, accanto alla scoperta della ricchezza della cultura maliana, il ricordo di Bakari Sako.
Bakari aveva 35 anni, era originario del Mali e viveva e lavorava nel territorio tarantino. Il 9 maggio 2026 la sua vita è stata tragicamente spezzata nella città vecchia di Taranto, dove fu vittima di una violenta aggressione mentre si stava recando al lavoro.
Una vicenda dolorosa che ha profondamente colpito la comunità e che oggi chiede di essere ricordata non soltanto attraverso il dolore, ma soprattutto attraverso una riflessione collettiva.
Ricordare significa infatti assumersi una responsabilità.
Per la scuola questa responsabilità è prima di tutto educativa: aiutare i giovani a comprendere che nessuna differenza di origine, lingua, cultura o condizione può diminuire il valore e la dignità di una persona.
La mostra diventa così molto più di un percorso espositivo. Diventa uno spazio d’incontro.
Conoscere la cultura del Mali significa avvicinarsi a storie, tradizioni e modi di vivere che possono apparire lontani e scoprire, attraverso la conoscenza, quanto sia importante superare stereotipi e pregiudizi.
L’inclusione, infatti, non può rimanere un concetto astratto o una parola da utilizzare nelle occasioni ufficiali. È un esercizio quotidiano di ascolto, rispetto e riconoscimento dell’altro. Comincia dalla capacità di guardare una persona senza ridurla alla sua provenienza, al colore della pelle, alla lingua che parla o alla cultura alla quale appartiene.
Ed è proprio qui che la scuola svolge uno dei suoi compiti più importanti.
Educare non significa soltanto trasmettere conoscenze e competenze. Significa formare cittadini consapevoli, capaci di abitare una società complessa e plurale; significa insegnare il valore del confronto, della convivenza civile e della responsabilità individuale e collettiva.
La presenza degli studenti della 4ª BSC e della 5ª BSC assume, in questo senso, un significato particolare. Essere presenti significa scegliere di conoscere. Conoscere significa iniziare a comprendere. E comprendere è uno dei primi passi per abbattere quelle distanze che troppo spesso diventano diffidenza, esclusione e discriminazione.
La memoria di Bakari Sako incontra così il futuro rappresentato dai nostri giovani.
Ed è forse questo il messaggio più importante della giornata: una tragedia non può essere cancellata, ma la memoria può trasformarsi in consapevolezza e la consapevolezza può diventare educazione.
Ai nostri ragazzi spetta il compito di portare con sé quanto incontrato e ascoltato questa mattina, facendo dell’esperienza vissuta un’occasione per interrogarsi sul proprio modo di stare con gli altri e nel mondo.
Un sentito ringraziamento va alle professoresse Caffio, Odone e De Rinaldis, che hanno accompagnato gli studenti e reso possibile la loro partecipazione a un’iniziativa dall’alto valore culturale, umano ed educativo.
La scuola continuerà a essere luogo di conoscenza, ma anche spazio nel quale imparare il rispetto, l’ascolto e la convivenza. Perché educare all’inclusione significa educare alla dignità di ogni essere umano.
E ricordare Bakari Sako significa anche questo: fare in modo che il suo nome non rimanga legato soltanto alla violenza che gli ha tolto la vita, ma diventi un invito, rivolto soprattutto alle nuove generazioni, a scegliere ogni giorno la conoscenza al posto del pregiudizio, il dialogo al posto dell’indifferenza, l’incontro al posto dell’esclusione.
Perché una comunità diventa davvero più forte quando impara a riconoscere nell’altro non uno straniero, ma una persona.