Una valutazione che non si limiti a misurare una prestazione, ma sappia accompagnare l’apprendimento, valorizzare i progressi e rendere gli studenti sempre più consapevoli, autonomi e responsabili. È questa la sfida di “Senza voti… si valuta”, il progetto che, a partire da quest’anno scolastico, sarà sperimentato in una classe pilota su proposta del prof. Elio Michelotti, con la condivisione del Dirigente scolastico, prof. Giovanni Tartaglia, e dell’intero Consiglio di classe.
Non una scuola “senza valutazione”, dunque, ma una scuola che prova a valutare diversamente e più profondamente, spostando l’attenzione dal singolo voto al processo attraverso il quale ciascuno studente costruisce conoscenze, abilità e competenze.
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la scuola contemporanea sia chiamata a confrontarsi con profondi cambiamenti culturali, sociali ed educativi. Preparare i giovani al futuro significa certamente trasmettere conoscenze solide, ma significa anche sviluppare capacità di analisi, autonomia, pensiero critico, consapevolezza dei propri processi di apprendimento e capacità di affrontare problemi e situazioni nuove.
In questa prospettiva si inserisce la proposta del prof. Elio Michelotti, accolta e condivisa dal Dirigente scolastico prof. Giovanni Tartaglia e dal Consiglio di classe, protagonista indispensabile della sperimentazione.
La scelta esprime una precisa idea di scuola: una comunità educante capace di innovare le proprie pratiche senza rinunciare al rigore, mettendo al centro la crescita complessiva della persona e facendo della valutazione uno degli strumenti attraverso i quali sostenere tale crescita.
Dal voto al feedback: cambia il modo di raccontare l’apprendimento
Il cuore della sperimentazione riguarda la valutazione in itinere. Durante il percorso didattico, le verifiche scritte, orali, pratiche e i compiti di realtà non saranno accompagnati dal tradizionale voto numerico, ma da valutazioni descrittive, livelli di padronanza e feedback orientativi.
Lo studente potrà così conoscere non soltanto l’esito della propria prestazione, ma comprendere che cosa ha acquisito, quali aspetti deve consolidare e in quale direzione orientare il proprio lavoro.
Il modello prevede quattro livelli di padronanza – Iniziale, Base, Intermedio e Avanzato – riferiti agli specifici obiettivi di apprendimento. Il feedback del docente diventa quindi parte integrante dell’azione didattica: non una semplice certificazione di ciò che è stato fatto, ma un’indicazione per ciò che potrà essere fatto meglio.
I voti non scompariranno. La valutazione in decimi resterà nelle valutazioni periodiche e finali previste dalla normativa. Ciò che cambia è il percorso che conduce a quella valutazione: non una mera media aritmetica di numeri accumulati, ma la lettura delle evidenze raccolte, dei livelli di padronanza raggiunti e della traiettoria di miglioramento dello studente.
L’errore torna ad essere parte dell’apprendimento
Uno degli elementi più significativi della sperimentazione riguarda il modo di considerare l’errore.
Sbagliare non significa ricevere un’etichetta, ma individuare un punto dal quale ripartire. L’errore può diventare un’informazione preziosa per il docente, che può calibrare l’intervento didattico, e per lo studente, che impara progressivamente a riconoscere le proprie difficoltà e a individuare strategie per superarle.
L’obiettivo è favorire una motivazione allo studio sempre meno legata alla rincorsa del numero e sempre più alimentata dal piacere di comprendere, dalla curiosità, dalla responsabilità e dalla percezione dei propri progressi.
È anche una diversa concezione del successo scolastico: non soltanto raggiungere un risultato, ma imparare a costruirlo.
Una scuola delle competenze costruita insieme
La sperimentazione assume un significato ancora più importante perché non riguarda l’azione isolata di un singolo docente. La proposta del prof. Michelotti trova infatti nella visione educativa del Dirigente scolastico prof. Tartaglia e nella condivisione dell’intero Consiglio di classe la dimensione collegiale necessaria per trasformare un’intuizione pedagogica in un vero percorso educativo.
È proprio questa corresponsabilità a rappresentare uno degli aspetti più qualificanti dell’iniziativa: innovare la scuola significa costruire insieme, condividere obiettivi e criteri, osservare gli effetti delle scelte compiute e avere la disponibilità a interrogarsi sui risultati.
Un ruolo importante sarà riservato anche alle famiglie. Il registro elettronico continuerà ad essere uno strumento fondamentale di comunicazione, ma consentirà di offrire una rappresentazione più articolata del percorso degli studenti, evidenziando obiettivi raggiunti, aspetti da consolidare e indicazioni per il miglioramento.
Una sperimentazione che valuterà anche se stessa
“Senza voti… si valuta” non vuole essere una dichiarazione di principio. La sperimentazione prevede infatti il monitoraggio dei risultati attraverso indicatori quantitativi e qualitativi, osservando il successo scolastico, l’andamento degli apprendimenti, i risultati finali, l’assenteismo e, attraverso specifici questionari, anche la percezione di studenti, famiglie e docenti.
La scuola, dunque, mentre sperimenta un nuovo modo di valutare gli studenti, sottopone a valutazione anche la propria innovazione.
Ed è forse questa la cifra più significativa del progetto: avere il coraggio di mettere alla prova pratiche consolidate, raccogliere evidenze e interrogarsi su quali strumenti possano realmente favorire l’apprendimento e il benessere scolastico.
La sfida che prende avvio nella classe pilota va allora ben oltre la presenza o l’assenza di un numero sul registro.
È la sfida di una scuola che vuole continuare ad essere rigorosa senza essere semplicemente classificatoria; che riconosce il valore delle conoscenze ma le proietta nella dimensione delle competenze; che non chiede allo studente soltanto “quanto hai preso?”, ma lo accompagna verso domande molto più importanti:
“Che cosa hai imparato? Come lo hai imparato? Dove puoi ancora migliorare?”
Perché una valutazione autenticamente formativa non rappresenta soltanto il punto in cui uno studente è arrivato. Può diventare la strada che gli indica dove andare.
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