Questa è la domanda che Javier Bardem, il cattivo di “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen, propone a chi incontra per sentenziare, dopo la risposta, la vita o la morte del suo interlocutore.
Questa scena mi rimbalza in mente pensando a quelle ragazze e a quei ragazzi, quelle meravigliose persone giovani, che si sono trovati o meno all’appuntamento con la morte ritardando semmai qualche istante il loro ingresso nel rifugio svizzero.
Testa o Croce?
A questa domanda nessuno di quei giovani doveva rispondere perché loro avevano ed hanno solo diritto alla vita. Quella vita usurpata dalla colpevole distrazione e dalla incomprensibile negligenza di Noi adulti che, invece di programmare sicurezza, abbiamo pensato, semplicemente, a cosa costasse meno per realizzare un “luogo” per far divertire e per fare soldi.
Ciò che non dovrebbe mai accadere e cioè il congedo del genitore verso il figlio, in queste ore, si sta consumando in case, famiglie, parrocchie, appunto “luoghi”.
Quei “luoghi” che Edgar Morin identifica come spazi di solidarietà, di economia solidale e di “disintossicazione” della vita, essenziali per una civiltà futura.
E da tutta questa triste storia che non può non avere senso, noi adulti, abbiamo il dovere di imparare alcune cose:
1. Il rispetto per le nuove generazioni, troppo spesso confinate ad un ruolo marginale e chiaramente negativo (almeno in confronto con le generazioni che sono precedenti);
2. La costruzione di comunità solidali che abbiamo come proposito specifico lo star bene di tutti con l’attenzione massima alla sicurezza delle persone;
3. La consapevolezza che la Morte arriva anche in un giorno di festa e anche quando nessuno pensa che possa bussare;
4. La certezza che l’unica risposta alla Morte è la Vita e la protezione della stessa;
5. LA PACE nel suo senso più vero.
Dedicato a tutti i giovani!
W loro
W la pace
W la Vita
Preside Gianni Tartaglia
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