Un minuto di silenzio condiviso da tutta la comunità scolastica. Un silenzio denso, carico di dolore e rispetto, che ha unito tutte le classi nel ricordo delle giovani vite spezzate nella tragedia di Crans-Montana. Ragazzi e ragazze di 15 e 16 anni, coetanei dei nostri studenti, per i quali la scuola si è fermata per riflettere, per ricordare, per imparare.
Subito dopo, il collegamento con il Dirigente Scolastico, prof. Giovanni Tartaglia, che ha voluto parlare a tutte le classi con parole profonde, ferme, necessarie. Al centro del suo intervento, il diritto alla vita e alla sicurezza, un diritto che non può mai essere dato per scontato.
I ragazzi hanno il diritto di divertirsi, di stare insieme, di vivere esperienze formative e di crescita. Ma — ha sottolineato il Dirigente — la responsabilità della sicurezza ricade sempre sugli adulti. È un dovere che non ammette distrazioni né superficialità. I corsi sulla sicurezza, il rispetto rigoroso delle norme, l’attenzione quotidiana ai dettagli non sono formalità burocratiche, ma strumenti concreti di tutela della vita, ovunque: nei luoghi di aggregazione, nei viaggi di istruzione, nei PCTO, anche all’estero, e naturalmente nella scuola.
Il prof. Tartaglia ha ricordato come la sicurezza sia da sempre una priorità nella nostra istituzione scolastica: dalle luci dell’albero a norma, alle uscite di emergenza, agli estintori, fino all’abbattimento di ben sedici alberi ritenuti pericolosi. Norme che salvano, scelte che proteggono. Norme che, purtroppo, non sono state rispettate a Crans-Montana.
Da qui l’appello forte ai docenti: essere “straordinariamente vigili”. Come i capitani di una nave, che devono scendere per ultimi, gli insegnanti non devono mai lasciare soli i ragazzi. Mai. Perché l’incontro con la morte non può essere affidato al caso, non è un “testa o croce”: deve essere evitabile.
Quaranta giovani vite spezzate, altri ragazzi ancora in bilico tra la vita e la morte negli ospedali. Numeri che non sono statistiche, ma volti, storie, famiglie.
A rendere ancora più intenso il messaggio, le parole di un ragazzo di 17 anni, riportate dal Dirigente:
«Mi sono ricordato delle parole di mio padre: se c’è un pericolo, corri. Allontanati. L’acqua, il mare più forte di noi, la montagna, il maltempo, il fuoco che distrugge tutto. Non restare. Esci dal pericolo.»
Un insegnamento semplice e potente: la vita va protetta, sempre, la propria e quella degli altri. I ragazzi — ha ricordato il DS — sono “cuccioli”, e agli adulti spetta la responsabilità di custodirli.
Il collegamento si è concluso con un pensiero struggente rivolto ai genitori delle vittime:
«Il più accorato abbraccio, da genitore, da fratello, da preside, da insegnante. Perché io non dimentico di essere un insegnante.»
Parole che restano. Parole che educano. Parole che chiedono a tutti noi, ogni giorno, di scegliere la cura, la vigilanza e il rispetto della vita come fondamento del nostro essere comunità educativa.

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